Ricevuto

ottobre 30, 2006

“Smetti di piangere. Non devi cercarti lontano, guardati solo con altri occhi. Ti voglio un bene che spostati. Più in là, più in là, ancora un po’…Ecco, brava.”

Sms ricevuto ieri, 29 ottobre, da un amico.
L’ho letto è ho pianto di più.
Ma poi però ho smesso.

Buongiorno.

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Frittelle che appagano

ottobre 26, 2006

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Ho accompagnato le mie riflessioni sul mondo degli uomini e delle cose con quattro (sì, QUATTRO) sublimi frittelle di mele.
Insieme alle frittelle, un boccone dopo l’altro, sono sparite anche le riflessioni.
Yuhu!

Mi manca Lei

ottobre 26, 2006

Oggi mi manca lei.
Il cielo, oggi, qui, assomiglia un pochino a quello che trovavo lì, sospeso sulla mia testa, alcune mattine d’autunno.
Scivolava sopra di me, un movimento lento e continuo di aria, nuvole e particelle di luce morbida.
Oggi, Parigi esce per un istante dal mio cuore e si para davanti a me, in tutto il suo magico splendore.
E’ qui, ora, e mi sta invitando a fare quattro passi in quai Mégisserie, tra i mugolii dei cuccioli e il viavai dei commessi che spostano grandi piante ornamentali; mi sta invitando a bere un Kyr, comoda comoda su una poltroncina del Colimaçon; mi chiede di immergermi ancora nelle viscere sovrappopolate delle Galerie Lafayette e di perdermi nel lussuoso anonimato di luci, colori, oggetti; si sta domandando perchè io mi sia arresa e non abbia comprato l’ennesima edera, predestinata alla morte rapida, al Monceau Fleurs, e perchè alla fine io abbia deciso di non acquistare quel biglietto per lo spettacolo del 19 dicembre all’Opéra Garnier. Mi chiede, e si chiede, come io abbia potuto rinunciare ai dolcetti algerini che mangiavo camminando nei vicoli stretti di Montmartre, quei vicoli dove i turisti non si avventurano per paura di perdersi, quelli che prima sfidano a duello la tua claustrofobia e poi ti regalano scorci mozzafiato.
E’ così, Parigi, un po’ si nasconde, un po’ si svela.
Solletica la mia passione per lei, la piccola grande Parigi.
Mi guarda da lontano e si chiede se io l’abbia tradita in nome di un futuro più calmo e meno métro-boulot-dodo. Si chiede se sia stata solo la scelta di un altro amore, a convincermi a lasciarla.
Mi sorride, sardonica e un po’ snob.
Ma lei se lo può permettere.
Eccomi, Parigi, sono qui a pensare a te.
Hai vinto tu.
Ha vinto il tuo cielo in movimento, il tuo ritmo febbrile, la tua classe, la tua fierezza, la tua bellezza.

A presto.

Noir

ottobre 23, 2006

Noir è il mio colore oggi, noir è il libro di Ellroy che sto leggendo.
Non so se sia una gran buona idea, ma spesso ho la sensazione che mi faccia sentire a mio agio trovare un sentiero alla tristezza, anziché opporle un muro di sbarramento, un muro di mattoni fragili, posticci, trasparenti.
Ieri l’ho visto.
Degrado: ultimi colpi sparati da un fucile da guerra, su una città distrutta.
Bruttura.
Piccole lingue di fumo si levano dalle macerie, mescolandosi alla polvere.
Siamo esausti, soldati in trincea sfiniti e sconfitti.
Non sappiamo da dove sia arrivato esattamente l’attacco, non conosciamo il nome del nemico contro il quale abbiamo combattuto, ma vediamo nitidamente, di fronte a noi, la desolazione di una battaglia persa.
Abbiamo capitolato.
Ora incomincerà la fase ricostruttiva. O forse no, forse non sono ancora pronta.
Voglio restare nascosta ancora, in trincea, e sbirciare oltre la barricata per guardare quelle macerie e attendere che non si alzi più polvere, né fumo, e che tutto resti assolutamente immobile.
Forse, allora, mi alzerò, mi girerò di spalle e, tra me e me, sussurrerò che la guerra è finita.

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ottobre 12, 2006

Ecco a voi un link (spero che il video ci sia ancora).
Vi propongo un’occhiata a questa campagna.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate!
Io l’ho trovata geniale.

http://video.libero.it/app/play/index.html?id=ad226fe6576ee3555fea7f34c6047c93

Sono certa che debba esserci una ragione che spieghi tutto.
Sono qui, certa che la mia vita debba avere una svolta, ma senza la forza necessaria per far sì che l’abbia.
Una relazione senza un perchè, né un come, né un nome.
28 anni e il terrore di ricominciare, pur essendo cosciente che il presente non può più darmi nulla.
Cinismo (o realismo): a lui non importa più niente, ma aspetta che sia io a fare il grande passo per additarmi come la colpevole.
Non importa più nulla neanche a me.
Il fatto è che, se io fossi in grado di amare, amare veramente, prendere atto di questa situazione, senza astio, né rivendicazioni, né pretese.
Invece sono qui a pretendere di essere amata ancora, ancora e ancora.
E quando percepisco che non è così mi lascio erodere piano piano da un’ansia ingestibile.
Egoismo e inerzia.
Ma come ci sono finita così?
Perchè non riesco ad avere fiducia in me?
Ho creato questo blog nella speranza di chiudere un capitolo e di aprirne un altro, potendo tenere d’occhio il passaggio. Ma per ora non ho il coraggio di muovere neppure un dito.