Teatro

Quasi un mese di lontananza: un altro lavoro, un’altra città. “Signorina, le andrebbe una notte?”.
Eccome, se mi andrebbe.
Ma dico no. No perché una notte, una sola notte, non è sufficiente a fare da contraltare all’enfasi cucita addosso al nostro senso di mancanza.
Non sarebbe stata all’altezza, questa notte, non credi?
Ho detto no perché le mie aspettative sono state disattese. Ho detto no perché adoro la notte ma sono cosciente che non può sostituire il giorno; almeno, non sempre. Ho detto no perché non sei abbastanza, per un sì. So che sarebbe stato meraviglioso. So che avremmo sognato all’unisono. Ma so anche che mi sarei chiesta, minuto dopo minuto, perchè fossi lì, in quel momento, quella notte, con te.
Ti ho detto no, e tu non l’hai tollerato. E prima ancora, non lo hai capito.
Sei deluso, perché mi scopri molto meno razionale di quanto credessi; perché mi scopri ragazzina che disprezza la diplomazia, che risponde con un rifiuto cocciuto di fronte alle aspettative disattese. O forse, semplicemente, hai capito la vera ragione che sta dietro quel no.Non sei tu.
Finché tutto resta sospeso, in un mondo di parole velate di porpora, ti muovi volteggiando come un elfo innamorato e stordito; ma, quando appoggi i piedi a terra, sei goffo, grottesco e un po’ finto.
Infantile? Lo sono. Lo so.
Il mio cuore sanguinerà un po’ stanotte, ma l’emorragia verrà bloccata presto.

So che domani non ci sarai.
So che il sipario cala prima ancora che gli attori siano entrati, prima ancora che ci sia stato il tempo di recitare qualche battuta.

Tant pis.

ça ne change rien.

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Umore blu

gennaio 25, 2007

72796832Nell’advertising si pensa al blu come a un colore che comunica e trasmette serenità, calma, affidabilità.
Quando però è la tua anima a essere di quel colore, quando è nelle profondità di quel colore che annega, allora la sua connotazione cambia.
Blu, qui, da queste parti, dentro di me, vuol dire altro.
Vuol dire sospensione, vuol dire immobilità, vuol dire  rischio più che fondato di annegamento.
Non prendo decisioni, non muovo passi, non fantastico; guardo un mondo, là fuori, un mondo di possibilità che si muovono, si agitano, si sfidano, e non entro nella mischia. Il guscio è crepato, ma non si spacca. Non lo spacco.
Guardandomi allo specchio, ieri sera, ho visto riflessa l’immagine di una persona vecchia. Non per età: è una condizione dell’essere, è una condizione del sentire.
In questo momento vorrei un’emozione. Anche pallida, anche silenziosa, anche timida. Un’emozione che sia in grado di provocare un piccolo brivido, che corra lungo la spina dorsale, giochi a nascondersi per un attimo sotto la scapola, continui fino al collo ed esploda tra le tempie.

Non è sano

gennaio 19, 2007

Mimo
Non mi fa bene credere che tu menta.
Non mi fa bene provare dolore, qui in fondo, annodato tra le viscere, all’idea di non vederti.
Non mi fa bene nutrire dubbi.
Non mi fa bene sentire i muscoli del viso irrigidirsi nell’espressione di un sorriso innaturale.
Non mi fa bene sentirmi fragile.
Non mi fa bene sospettarti doppio.
Non mi fa bene intuire l’ambiguità sotto la maschera della limpidezza.
Forse sei torbido, come una palude. E non scintillante come l’oceano.
Non sono pronta.
Non sono pronta a qualcosa che non sia cristallino.
Non sono pronta a qualcosa di insano.

Non voglio lacrime che macchino il foglio su cui scrivo.

Riposo Dopo giorni e giorni passati a letto con la febbre, mi preparo in modo personalissimo a riallacciare, domani, i rapporti con il mondo esterno. Ho bisogno di ammorbidire questa notte, di propiziare un buon riposo con un rito tutto mio. Segretamente, nutro una piccolissima speranza che, sulla scia del rito, qualche sogno piacevole venga attratto qui e decida di riposare, quieto, insieme a me, sul mio cuscino.Tra pochi istanti, appena spento il computer, prenderò il mio ipod, infilerò gli auricolari, sceglierò tra i brani la Carmen di Bizet inerpretata da Maria Callas e Nicolai Gedda, appoggerò la testa sul cuscino e lascerò che il corpo e la mente si facciano attraversare da quest’onda liquida e vellutata. In corrispondenza del Duo Micaela, probabilmente rabbrividirò, ma non sarà un disturbo.

Buonanotte, una notte di sonno e sogni deliziosi a chiunque lo desideri.

I got tagged

gennaio 11, 2007

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  Michela mi ha invitata a dare il mio contributo alla nuova "epidemia" del tagging.
Ecco, perciò, le 5 cose che [potreste] non sapere di me:

1_ Sono aracnofobica, praticamente da sempre. Mia madre ricorda i primo episodio di crisi, di fronte a un minuscolo ragnetto, all’età di tre anni. Da allora, nulla è cambiato: ogni volta sfioro le convulsioni.
2_ Sono un’esteta impenitente e il cattivo gusto (in senso lato) mi disturba fisicamente.
3_ Leggo circa cinque libri al mese: uno di questi è quasi sempre un classico.
4_ Ho la strana mania di raccogliere feticci innocui (e assolutamente senza alcun valore materiale) della vita di persone sconosciute. Per esempio un pomeriggio, in metropolitana a Parigi, ho trovato su un seggiolino un foglietto dimenticato, probabilmente strappato da un block notes e poi perso. Su questo foglio eranno annotate spese, acquisti possibili e impossibili, commenti  di ogni genere di una donna. Mi affascinano oggetti come questi, perché incomincio a fantasticare sulla vita dei proprietari e la mia mente vaga. Sono un po’ come Nino Quincampoix ("Il favoloso mondo di Amélie"), che è affascinato dalle fototessera strappate e buttate via dai proprietari in stazione.
5_ Impazzisco per il coquillage (alla francese, sì).